Sembra un paradosso, ma parlare di divinità e di mostri equivale, in ultima analisi, a parlare dell’essere umano, poiché queste creature sovrannaturali sono prodotti culturali creati dall’uomo per rispondere alle paure e alle domande che la sua condizione mortale gli impone. Dei e mostri sono esseri intrecciati con l’Immortalità, in ultima analisi quello che davvero umano non è.
Ma sono anche il sovrannaturale che vive in ognuno di noi, più li si conosce e più se ne resta affascinati. Ci accompagneranno per sempre, in quanto legame indissolubile con l’uomo: potranno cambiare forma passando da titani a spiriti diabolici a extraterrestri, ma resteranno parte dell’essere umano perché è così che l’uomo prende coscienza pure dell’Alterità, in uno scatto mentale che ci distingue dagli animali. Siamo consapevoli che ci siamo noi e, al di fuori di ognuno di noi, c’è l’Altro (in questo caso, si tratta di esseri che rappresentano altre dimensioni della realtà, intesi come manifestazione del sovrannaturale e del divino).

Se le divinità sono il totalmente altro rispetto l’uomo, i mostri si trovano a metà strada tra l’essere umano e il dio (forse come speranza che gli dei non vivano completamente distaccati dalla sfera umana ma in un certo senso vicini e immischiati con l’umanità?): un mostro spesso è, nella cultura europea, il prodotto di un intervento divino nel mondo dei mortali.
Alcuni mostri sono divinità decadute, rilette in chiave più recente e interpretate come esseri diversi, non umani ma la loro particolarità è senz’altro quella di provocare un sentimento di disagio nell’uomo: certi atteggiamenti sono normali per gli dei, ma risultano terribili a noi, semplicemente sono “troppo” per l’essere umano (es. il dio Crono che mangia ripetutamente i figli, temendo che un erede lo possa spodestare); per il dio è eccezionale l’atteggiamento benevolo, non ci si aspetta da lui che provi quel sentimento che chiamiamo, non a caso, umanità.
Ma possiamo riportare esempi meno cruenti: gli atteggiamenti esagerati e fuori misura di Thor o Eracle, oppure l’aspetto spaventoso e solo vagamente umano di ciclopi, centimani, giganti: sono tratti anormali per l’uomo, ma sono segno della divinità di quei personaggi (e proprio questo li rende diversi dagli uomini).

Esseri che devono il loro carattere mostruoso a qualche interferenza del divino sono gli Ibridi, creature composte da due o più esseri viventi che, in mitologia, nascono o diventano così per qualche ragione sovrannaturale, un sovvertimento delle leggi naturali, un intervento divino.
Altri esseri legati alla sfera del mostruoso sono quelli connessi alla Metamorfosi, ovvero alla capacità di mutare da una o più forma (è corretto dire che si tratta di una facoltà magica, portentosa negli esseri divini – si pensi alle mutazioni che Zeus fa di se stesso per soddisfare le proprie pulsioni sessuali- e si tratti invece di una maledizione o di una condizione imposta quando si verifica nell’uomo?). Ibridi sono gli dei egizi dal corpo umano e testa animale, ma lo sono anche i mostri greci quali Echidna, il Minotauro, la Sfinge… ma quando la trasformazione è in capo agli dei è positiva, mentre quando riguarda l’uomo è fonte di disgrazie (secondo l’antico adagio per cui ciò che è diverso è da temere e, come insegna il folclore delle mie valli natie, secondo cui uomini e creature fatate non devono unirsi neppure se innamorati, perché mischiarsi con il sovrannaturale porta sciagure)?

C’è chi considera un ibrido anche lo Stregone della grotta di Les Trois Frères in Francia, una pittura rupestre che rappresenta un uomo con elementi di cervo: secondo gli studiosi sarebbe uno sciamano travestito che esegue un rito, ma a noi interessa che egli sia innegabilmente un incrocio tra un essere umano e un cervo e che l’intenzione dell’artista paleolitico fosse che noi lo percepissimo esattamente così*.
Lo Stregone ci porta sulla via degli ibridi animali… è ovvio che, laddove un essere mostruoso/divino appare con le sembianze di un dato animale, quell’essere particolare sarà il prodotto di un pensiero, una preoccupazione, una venerazione speciale da parte dell’uomo per quella specie. Ogni mostro ha la sua storia, che spesso equivale alla storia di un popolo, e andarne alla scoperta può essere davvero emozionante.
Per questo motivo ogni mese, per cinque appuntamenti, conosceremo insieme cinque personaggi mitologici europei legati a qualche animale, cercando di analizzarne la storia e il significato.
Si parte a gennaio con Medusa, il mostro dai capelli serpentiformi, tramutata così dalla dea Atena e sconfitta dall’eroe greco Perseo. Ma per saperne di più, dovrete attendere il prossimo sabato!

*Se chi ha eseguito le pitture rupestri avesse voluto rappresentare una creatura inequivocabilmente uomo o animale, avrebbe messo in luce altri tratti dello Stregone; se oggi non capiamo la sua natura esatta è perché questa era l’intenzione con cui è stato dipinto. Un esempio al contrario è dato dalle cosiddette Veneri preistoriche che palesemente veicolano un messaggio tutto femminile, riportando solo i tratti che caratterizzano la femmina e la distinguono dal maschio. Questo per dire che l’arte antica non è fatta così perché gli autori non sapevano fare di meglio, molto spesso sono i nostri occhi a non essere più in grado di leggerne il messaggio correttamente.