“Mi chiamo Medusa, i miei capelli sono fatti di serpenti e, secondo la leggenda greca, vivevo nell’estremo Occidente quando l’eroe Perseo venne a decapitarmi, fomentato da Atena furiosa con me perché Poseidone mi aveva violentata proprio nel suo santuario. Staccatami la testa Atena la piazzò sul suo scudo, poiché il mio sguardo aveva il potere di pietrificare e la sua arma divenne così invincibile; dal mio corpo volò via Pegaso, cavallo alato figlio di Poseidone e le gocce di sangue uscite dalla mia gola vennero donate al grande medico Asclepio perché in grado di uccidere o resuscitare. Storia curiosa, vero? Pensare che sono tutto ciò che resta di un’antichissima dea serpente nota come Gorgone, di cui si ritrovano un po’ dappertutto, negli scavi archeologici d’Europa, le maschere…”.
Per Medusa ho realizzato la capigliatura con la lana e il tricotin, in modo da ottenere degli elementi tubolari che rappresentassero i celebri serpenti. Ogni tubo di lana ha poi cucite all’estremità due perline nere che ricreano gli occhi dei rettili; il loro utilizzo mi ha dato l’idea di usarle anche per la decorazione dell’abito, nel tentativo di rievocare l’idea della pelle lucente del serpente.

“Il mio nome è Aracne e, come Medusa, mi ritrovo ad avere sembianze mostruose per aver fatto incavolare Atena; certo, io un po’ me la sono andata a cercare, vantandomi di essere più brava di lei a tessere… e lei, che filatura e tessitura le ha inventate, non l’ha presa proprio benissimo. Sono nata in Licia, regione caratterizzata dal commercio tessile, e c’è chi crede che la leggenda nasca dalla rivalità in questo campo tra la mia città natale e Atene. Ma altri pensano che a me si rendesse l’antico culto della parca Cloto, colei che filava il destino di umani e dei”.
Ho un grande amore per le perline… le uso poco solo perché la loro applicazione richiede un sacco di tempo, ma per Aracne ho avuto modo di attingere alla mia collezione (grazie, amiche che negli anni mi regalate stoffe e perline!) utilizzandole in modo diverso: per richiamare le gocce di acqua sulla ragnatela, e ottenere così una decorazione che legasse la capigliatura piuttosto semplice, se si esclude il bellissimo color magenta, con l’abito elaborato della bambola che è composto nella parte bassa dalle zampe del ragno (fun fact: terminata la Madamina non ero affatto soddisfatta perché non avevo previsto nessuna decorazione per i capelli, ma come un fulmine a ciel sereno, l’ispirazione per usare le perline in quel modo mi è giunta da un programma tv dedicato al make up).

“Sono la Morrigàn, la dea corvo irlandese, e a volte puoi vedermi così, oppure triplice, oppure come un’orrida vecchia, o come una lavandaia… insomma, per me la metamorfosi non è certo un castigo, anzi la padroneggio divinamente ed è una delle mie caratteristiche. Tra le altre cose, volo sopra i campi di battaglia in forma di cornacchia e gioisco della sorte dei soldati perché so che essi sì moriranno, ma rinasceranno anche per merito mio. Mi conoscono in tutta l’Europa sotto tanti nomi, quasi quanti sono i miei aspetti, e in Irlanda sono tra le dee più celebri… Attenzione, perché anche la strega che cavalca la scopa di notte potrei essere io!”.
Per Morrigán avevo chiaro in mente l’utilizzo delle catene metalliche, che davano l’idea della bellicosità del personaggio; avevo infatti messo da parte da molto tempo le catenelle che compongono il pettorale della bambola (recuperate da bigiotteria e abbigliamento). Forse si tratta della Madamina meno esplicita, poiché gli elementi del corvo sono richiamati solo dalla lucentezza del raso nero dell’abito e dalle spalline a mo’ di ali, ma io trovo il suo design molto elegante… ho voluto aggiungere un dettaglio un po’ fashion ricreando i puntini neri sotto gli occhi che molte ragazze oggi disegnano con l’eyeliner, ma nel nostro questo caso sono due piccoli strass neri (stiamo pur sempre parlando di una dea in fondo!).

“Mi chiamo Étaín e sono irlandese anch’io… sono passata alla storia per la straordinaria bellezza, che fece perdere la testa al dio del sidh Midhir e contemporaneamente le staffe alla sua prima moglie Fúamnach, quando egli mi portò nel loro palazzo sotterraneo. Proprio a causa della sua gelosia, e delle sue conoscenze druidiche, ho vissuto una lunghissima metamorfosi che mi ha fatto passare da mosca ad acqua a libellula… per finire poi nel bicchiere di una regina che, bevendomi, mi fece rinascere quasi mille anni dopo, come sua figlia. Anche se non ricordavo nulla, il mio aspetto umano e la mia bellezza erano immutate e in questo modo Midhir poté ritrovarmi. Ci videro per l’ultima volta volare via come due cigni bianchi”.
Il vistoso accessorio di Étaín l’ho scovato di recente tra il materiale craft lasciato da mia madre e ho provato a usarlo al posto della libellula dipinta sull’abito che era la mia prima opzione. Devo confessare che lei è stata la Madamina dalla gestazione più tribolata: un po’ perché le prime due bambole hanno avuto anni per decantare su fogli e nella mia testa (come avrò modo di spiegare più avanti), un po’ perché Morrigán mi è venuta in mente da subito in modo soddisfacente… di Étaín non mi mollava la fascinazione per la libellula (anche se, come scoprirete, ho scoperto studiando il personaggio che con ogni probabilità non era questo l’insetto del racconto originale), quindi trovare le ali metalliche e riuscire a integrarle in maniera armonica all’abito della bambola è stata una bella botta di c… fortuna! Ho poi mantenuto l’idea di utilizzare la pittura per legare il colore del metallo al resto del design che prevedeva soprattutto bianco e blu, cercando di sfruttare anche il tema della lucentezza dell’acqua (e la scarsa brillantezza di quella stagnante, che forse in effetti è più vicina a quella del mito) con una sorta di body painting sulla fronte di Étaín.

“Mi conoscete come la fata serpente Mélusine, ma questa è solo la leggenda più recente che mi riguarda. Secondo le fonti medievali avrei dato vita alla casata francese dei Lusignano, prima di abbandonare mio marito Raimondino, colpevole di aver tradito la mia fiducia e il grande segreto sulla mia natura sovrannaturale. In realtà, essendo legata al serpente e all’acqua, la mia origine è antica quanto l’essere umano pensante. Se non vi ricordate di me, siete un po’ colpevoli anche voi, come Raimondino…”.
Con Madamin Mélusine, che non era prevista nei miei piani e la cui creazione è frutto di una collaborazione, sono riuscita a concretizzare due grandi obiettivi: uno, meno recente, di confezionare un corpo serpentino e davvero ibrido; l’altro, abbastanza estemporaneo, di utilizzare un materiale per me inedito, ovvero della lana non filata lavorata a mano (oltre che tinta con la cipolla!). La lana proviene dalle abili mani di un’artigiana, mentre -lo saprete già- l’idea del personaggio è frutto di una collaborazione e mi è stata suggerita da un’amica illustratrice… potete recuperare tutto sulla collaborazione al post dedicato, mentre non ho molto da ribadire che non sia già stato scritto lì o detto nella diretta Instagram che abbiamo fatto insieme!

“Sono la Melissa, la regina dell’alveare, l’epifania dell’antica Dea, la sacerdotessa oracolare di Demetra, la ninfa nutrice degli dei. Sono molte cose e di sicuro sono accanto agli esseri umani da quando hanno scoperto il dolce segreto che le mie ancelle producono negli incavi degli alberi o protette in grotte naturali: il miele nutriva i vostri neonati e dalla cera ottenevate candele per sconfiggere il buio. Drizzate le orecchie quando siete in un prato fiorito, magari mi sentirete ancora danzare…”.
Nei miei progetti Melissa doveva essere la quinta e ultima Mitologica, ma con il fuori programma di Mélusine, le bambole sono diventate sei e si sono protratte fino a giugno. Sono stata a lungo indecisa se realizzare questo personaggio… si tratta di una figura molto marginale della mitologia greca, affascinante sì, ma per certi versi anche ridondante. E poi il suo design non mi dava pace. Qualsiasi cosa pensassi, non riuscivo a liberarmi della stucchevole e zuccherosa immagine di una Venere qualsiasi che s’aggira nei campi coi capelli pieni di fiori e l’aria scema… Non volevo cadere in questo tranello. Ero ben consapevole di voler esaltare il tratto della ninfa selvaggia, dell’indipendenza quasi barbara della Melissa preistorica. Infine, come sempre accade, lo schizzo della bambola è venuto giù tutto d’un botto… mentre mettevo a punto quello di Melusina, tra l’altro… infatti campeggiano sullo stesso foglio! L’unico “tarlo creativo” che avevo questa volta era usare un materiale che non avevo mai maneggiato, ovvero la pelliccia sintetica, perché con quella volevo ricreare l’addome peloso dell’ape. Avevo poi conservato da moltissimo tempo un piccolo bijou dorato che ritraeva l’insetto, quasi una parte di me avesse sempre saputo che, prima o poi, una piccola Madamin Ape avrebbe visto la luce. E però. Per restare fedele alla mia idea di personaggio che non fosse tutto luccicante, l’ispirazione l’ho presa da una donna forte e sufficientemente imbrattata di sangue e terra: la Lagherta della serie tv Vikings, di cui avevo tra l’altro realizzato la bambola anni prima… Con adeguato piglio crudele ho scelto un peluche da squartare, ottenendone un gilet per Melissa, e con dei campioni di lana non filata ho realizzato la lunga chioma, mescolando lana merino bianca, gialla, arancione e rosa (sempre tinti artigianalmente a mano con piante specifiche).

Start. Ho cominciato l’avventura delle Madamine mitologiche a gennaio, senza sapere bene perché e, sinceramente, senza pormi troppe domande.
Lato pratico, mi ha permesso di sperimentare e prendermi delle libertà come non avevo mai fatto (presente quelle gabbie mentali che ci costruiamo da soli?).
Lato teorico, mi sono fatta ispirare e guidare da personaggi che si affacciavano al mio universo personale tramite letture, immagini… collaborazioni!
L’unico tratto continuo è stato studiare e realizzare figure femminili che avessero a che fare con il divino da un lato e con un animale particolare dall’altro. È stato facile perché la mitologia europea è ricca di ibridi femminili (tra l’altro prendendo in considerazione un corpus mitico che va dall’Antica Grecia al Medioevo francese… be’, ti piace vincere facile, eh!).
Sono partita perciò a gennaio focalizzandomi dapprima sugli ibridi e interrogandomi sulla loro natura bizzarra. Chiaramente si tratta di creature fuori dal comune, ma in che direzione? Benevole verso l’uomo oppure malvagie?
Ho iniziato con l’attitudine della principiante e, onestamente, ancora così mi sento perché credo che l’ambito mitologico e religioso di Homo sapiens sia vasto e variegato al limite dell’infinito. O meglio, il limite della finitezza è dato dal numero di persone che hanno manipolato, sentito, vissuto, ricondiviso il mito. Dai primordi a oggi. Un sacco di gente, insomma.
È certamente vero che le storie antiche non sono morte, risuonano in noi su accordi differenti, ma sono sempre presenti in qualche luogo del nostro inconscio: così mi spiego perché certi personaggi mi siano rimasti imbrigliati dentro e altri no.

I personaggi. Dunque, quali sono i filtri che hanno trattenuto questi personaggi femminili, diventati poi le Madamine mitologiche? Sono partita con Medusa, che è stata nella mia testa e in mille scarabocchi per circa due anni. La Gorgone è un inno al matriarcato ferito ed è curioso (o forse no!) che la sua gestazione sia quasi coincisa con il periodo della gravidanza e della nascita di mia figlia. Parlare di Medusa significa davvero aprire il vaso di Pandora delle interferenze patriarcali nelle figure di divinità femminili e, dato che il materiale è vastissimo, ricavarne delle informazioni utili non è stato tanto difficile. Diversa è stata la faccenda per quel che riguarda Aracne: anche lei mi ha sempre affascinata, il primo schizzo che ho realizzato per questa bambola risale a più di dieci anni fa e il design non è mai cambiato troppo (per dire, l’ho sempre immaginata con i capelli color magenta, chissà perché…). Purtroppo, mentre il serpente ha un simbolismo sterminato nella cultura europea, il ragno è sempre stato abbastanza ignorato… indicativo, no? A marzo ho realizzato, tra le fatiche della zona rossa per il covid e l’entrata in un mondo tematico che non conoscevo, la Madamina ispirata alla Morrigán. Sono davvero felice che sia venuta come volevo, questo ha dato una bella botta alla mia autostima di confezionatrice di bambole artistiche! Ormai ero salita sul treno del repertorio irlandese e ho proseguito con un personaggio controverso (e non so poi quanto famoso!): Étaín mi è rimasta in testa da quando avevo preso in prestito in biblioteca un libro di racconti celtici per bambini… lì lei era descritta come libellula, anche se ho scoperto in seguito che la versione più diffusa la vuole mosca scarlatta. Certo, così forse non mi avrebbe affascinata allo stesso modo! Maggio è stato poi un fuori programma, perché avevo sempre concepito le Madamine mitologiche in un numero di cinque (e avevo dei dubbi solo sull’ultima!) quando mi è stato chiesto di collaborare alla realizzazione di Mélusine. È stato allora che ho capito come le Madamine si erano presentate tutto sommato con una coerenza e con un filo logico che ritrovate sul blog: ormai avevo accumulato un numero sufficiente di informazioni per far vivere, anche a voi che mi leggete, un viaggio nel patrimonio culturale europeo, conclusosi con un personaggio ancestrale come quello di Melissa, la ninfa ape del Mediterraneo.

Tutte donne. Mi capita di realizzare pupazzi maschili, soprattutto quando mi vengono commissionati ritratti di famiglia o amici in forma di babaci, ma se devo lasciar andare l’ispirazione… ecco, solo Madamine dai miei aghi e filo! Oltre alle Mitologiche, che hanno una solida base teorica, prima di loro sono nate quelle che io considero un po’ delle ninfe: le Volpi, gli Orsi e le Querce. Sono piccole bambole femminili fortemente ispirate alla Natura e, quando ho ragionato sul perché nessuna di esse fosse maschio, la prima risposta che mi è venuta in mente è stata: “Ma io sono femmina! Perché dovrei realizzare un uomo?!”. Non so, ho come l’impressione che le mie amiche psicologhe avranno di che riflettere dopo quest’uscita, ma è anche vero che la maternità mi ha resa molto più vicina al mio lato istintivo. Tengo un piede in due scarpe, perché è dopo la nascita del mio primogenito che ho iniziato a interessarmi di artigianato e dare una voce a quest’esigenza di creare, che chi realizza manufatti conosce bene. Durante la gravidanza della seconda, ho passato un periodo di grande spossatezza fisica e stare alla macchina da cucire mi causava delle contrazioni fastidiose, perciò ho iniziato ad approfondire alcune letture che avevo conosciuto all’Università, sollazzandomi sul divano. Da lì, non ho più smesso di leggere saggi di antropologia, preistoria ma soprattutto di storia delle religioni… quindi, mentre il mio corpo era tutto preso dalla materialità di creare un nuovo essere vivente, la mia mente vagava negli spazi della spiritualità umana. Non stupisce che, un anno dopo la nascita di mia figlia, da qualche parte di me siano uscite le Madamine mitologiche. E ora, dopo un buon numero di mesi, ho una seconda risposta da dare a quella domanda iniziale sul perché nessuna delle mie bambole fosse maschio: perché se non siamo noi donne a raccontarci, chi altri può farlo adeguatamente? Guardate le Mitologiche, sono ben sei personaggi femminili e nessuno di essi ci è giunto narrato da una donna, ma sono tutte passate attraverso la lente dell’uomo. Ma a quale femmina sarebbe venuto in mente di trasformare in mostro una poverina violentata da un dio (parlo ovviamente di Medusa)? La donna serpente è un essere umano a cui si aggiunge la conoscenza istintuale del contatto con la terra, dei ritmi dettati dalla natura, della saggezza… il filtro patriarcale ha trattenuto di lei solo l’aspetto velenoso e mortale, rendendola un essere mostruoso e da combattere. La leggenda di Mélusine è esemplificativa: un essere femminile è superiore all’uomo, quindi la fonte del suo sapere (simbolicamente individuato nella coda serpentina) diviene un tratto ambiguo, demoniaco, da non mostrare. Di cui vergognarsi. In estrema sintesi, la storia di Melusina raccontata dalla voce maschile insegnerebbe che se una donna è più capace e sapiente dell’uomo, la faccenda non può che finire in tragedia? Lascio a voi la risposta.

Bilanci filosofici. Sono molto stupita della meta di questo viaggio che ha attraversato in lungo e in largo l’Europa in un vastissimo arco di tempo… dalla Grecia pre-ellenica all’Irlanda celtica, passando dalla Francia medievale per tornare sulle coste del Mediterraneo. Sono partita da un personaggio famosissimo, Medusa giungendo poi a Melissa, uno dei mille aspetti della Dea oscurata. Sono diventata una seguace del suo culto? No. Non mi è toccato in fondo il dono della fede, ma quello della curiosità. E se devo pensare a una qualche forma di spiritualità da sentire vicina, chissà… forse risalirei ancora più indietro, a quelle strabilianti espressioni del pensiero umano che decorano le grotte atlantiche con enigmatici gruppi di animali affrescati. Ma non sappiamo nulla di quelle pitture, né del significato che portano. A volte cerco di pensare cosa ci fosse nella testa di quei Sapiens. Ogni libro di antropologia, ogni saggio di preistoria vi dirà la stessa cosa: quelle persone erano tali quali a noi. Se la scienza, che è la cosa più certa che abbiamo in mano in questo momento storico, dice che la loro capacità cranica e le loro competenze cognitive erano le stesse che abbiamo oggi, vuol dire che pensavano come noi, che avevano le nostre stesse preoccupazioni, le nostre stesse speranze e sogni. Forse i nostri bisogni primari sono oggi sotto forma di valigetta ventiquattr’ore, computer e cellulare… mentre una volta apparivano come arco e frecce, secchi per l’acqua, pietra focaia. Ma quella che non è mutata è l’esigenza di rendere tangibile qualcosa che risiede più su, o più dentro, dipende da come la vedete voi (sto parlando dell’anima, del divino, di quello che fa di noi un corpo vivo con un pensiero).

Come cosa. Per tornare a livelli più pragmatici del discorso, e forse anche più interessanti se siete qui per l’aspetto artigianale del mio operato, non ho scelto tecniche particolari a monte, ma ho lasciato che di volta in volta l’ispirazione venisse così come da chissà dove mi sono venute le immagini, i volti e l’abbigliamento delle Madamine. Quello in cui però ho forzato -solo poco, in verità- la verve creativa è stato non ripetere le stesse tecniche, ma cercare di ottenere per ogni bambola qualcosa di unico anche dal punto di vista della lavorazione.
Se invece siete curiosi d’indagare meglio gli aspetti storici e culturali, cliccando il nome della vostra Madamina mitologica preferita potrete accedere all’articolo del post dedicato proprio a lei. E quindi… buona lettura!