Dopo molto tempo ho rimesso mano ad ago e filo per creare delle nuove Madamine mitologiche… girovagheremo per l’Europa (a volte, come oggi, anche un po’ più in là) per scoprire altre storie di cambiamento. L’appuntamento odierno è con una divinità Inuit dal nome Sedna, padrona degli animali marini e degli abissi.
Esistono molte versioni della storia di Sedna, e la cosa non stupisce dato l’isolamento delle piccole comunità tradizionali dell’artico, ma attraverso i racconti e le leggende sopravvissuti si possono delineare alcuni elementi comuni che sono, evidentemente, quelli più antichi e/o significativi.
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Matrimonio. La vicenda di Sedna inizia con un dissing familiare tra lei e il padre (solo in una versione, mi è parso, si parla di una famiglia che getta in mare la ragazza per placare una tempesta), a causa della futura sistemazione della giovane. Alcune versioni mettono l’accento sul rapporto infantile che Sedna ha con il padre, poiché non vorrebbe separarsi da lui, altre si concentrano sulla vanità della giovane che presterebbe più attenzione alla cura di sé e dei suoi meravigliosi capelli piuttosto che preoccuparsi del futuro (= sposare con un bravo cacciatore e permettere così di non disordinare il normale andamento delle cose). Ma le storie non iniziano mai senza un evento di rottura e, in questo caso, è il matrimonio non riuscito di Sedna: sceglie un cane per far dispetto al padre, quando non è il padre stesso a proporle uno sposo canino; oppure i pretendenti non sono graditi alla futura sposa; o ancora giunge al villaggio un affascinante straniero che conquista Sedna, per rivelarsi poi qualcuno di diverso (un uomo-uccello); lo sposo è da subito un uccello e la ragazza lo sceglie per ingenuità; lo straniero offre ricchezza o molto pesce -che forse è la stessa cosa- e il padre cede la figlia. Qualsiasi sia la vicenda che scegliamo, non c’è modo che questa storia inizi senza un matrimonio imperfetto.
Inganno. Il matrimonio imperfetto in questo caso si basa su un inganno: che sia lo straniero a imbrogliare o che sia il padre a intrappolare la figlia, il futuro di Sedna si fonda sulla bugia. Lo straniero giunge in forma umana, ma si rivela poi essere uno spirito-uccello (il più delle volte una procellaria), oppure si presenta subito come animale, ma promette alla giovane una vita di agi e ricchezze che si tramutano in un orrido isolotto pieno di guano. Spesso il padre di Sedna stringe un accordo con lo straniero e obbliga poi la figlia a lasciare la casa, ma in una versione la ragazza viene fatta addormentare con una bevanda e si risveglia nella nuova dimora.
Il tratto comune qui, oltre il raggiro, è la delusione su un futuro radioso che subito si rivela impossibile: Sedna, ingannata o no dall’uomo-uccello, scopre che l’attendono giorni di digiuno, solitudine e sporcizia, abbandonata a se stessa sull’isola in mezzo al mare.

Dita mozzate. Realizzata la sua disperata situazione, Sedna invoca a questo punto l’aiuto del padre, affinché venga a salvarla. È l’occasione, per l’uomo, di redimersi ai nostri occhi: sia che abbia ceduto alle lusinghe dello straniero o che abbia forzato la figlia a questa assurda unione, il padre salta sul suo kayak e raggiunge l’isola dove Sedna è prigioniera per liberarla. In tutte le versioni il padre giunge in soccorso alla figlia, ma -paradossalmente- è proprio qui che la storia assume il tono più fosco nonché presente in tutte, tutte le versioni.
Non riuscendo a sfuggire allo sposo (il quale, vistosi privato della compagna, scatena con le ali la furia del mare), il padre decide di salvarsi gettando Sedna giù dall’imbarcazione, per alleggerirsi e riuscire a navigare più in fretta. La ragazza annaspa nell’acqua e si aggrappa al kayak per non affogare, mentre suo padre accecato dalla paura tenta di ributtarla in mare, fino a quando avviene il dramma: per liberarsi dalla presa della figlia le recide le mani. Anzi, per tre volte Sedna tenta di aggrapparsi alla canoa e per tre volte vede le dita venire mozzate. La leggenda vuole che dalle falangi più piccole, le prime ad essere recise, nascano pesci e foche; da quelle centrali i trichechi e le ultime che cadono in acqua si trasformino in balene. Privata delle mani, e di ogni forma di appiglio, Sedna sprofonda nel mare da dove non riemergerà mai più (una versione dice pure che l’ultimo colpo del padre è sulla testa della figlia ed è questo a farla discendere per sempre negli abissi).
Deità. Sedna sprofonda negli abissi del mare, ma la sua storia non finisce qui. Questa è solo la parte che conosciamo meglio, perché avviene in superficie, nel mondo degli uomini e vista da occhi umani (ho scritto volutamente uomini perché non ci sono donne in questa vicenda). Una donna normale sarebbe annegata, Sedna -dalle cui dita sono nate le creature marine- diventa lo Spirito del mare e d’ora in poi tutte le migrazioni degli animali acquatici dipenderanno da lei. È un vincolo enorme per l’umanità, perché la vita delle popolazioni artiche è legata a doppio filo alla caccia e alla pesca: una dea arrabbiata non concede cibo. E infatti le tempeste marine e le carestie sono, secondo la tradizione Inuit, conseguenza della rabbia di Sedna per qualche mancanza di rispetto nei suoi confronti o per un tabù infranto… il solo modo per quietarla è farle offerte e, nei casi più disperati, invocare l’intervento di uno sciamano che saprà recarsi nella sua dimora magica e la calmerà pettinandole i lunghi capelli. La leggenda dice che per la rabbia i suoi capelli si spettinano e intrappolano gli animali acquatici; districando i capelli di Sedna (ormai identificata in tutto e per tutto come la dea del mare) che lei non può più intrecciare a causa delle mani mutilate, l’umanità dimostra di aver compreso i propri errori e d’impegnarsi a fare la propria parte.
Infine la donna che non voleva un marito, attraverso un vero e proprio rito di passaggio, scopre con dolore la propria natura divina e -abbandonando il mondo degli uomini e degli umani in cui forse non trovava pace perché non le apparteneva- trova il suo posto nel mondo. Anche se, di tutte le straordinarie avventure sottomarine di Sedna, della sua vita con le creature del mare e dei misteri degli abissi, non sapremo mai nulla questo non significa dimenticarne la presenza e il rispetto da portare a lei e a tutti gli altri esseri.
