La primissima bambola mai realizzata e battezzata come Madamina è stata una volpe. Non è difficile immaginarne il motivo: la volpe è un animale grazioso, furbo e che si presta bene ad essere raffigurato in maniera anche stilizzata grazie alle sue particolarità; insomma vince sia per simpatia che estetica. Potrei dire lo stesso per le altre Madamine animali, l’orso, il cervo e la lepre o il coniglio (e chissà chi è in arrivo in futuro). C’è stato un momento in cui ho pensato che fossero solo graziose, ma dentro di me sapevo che parlavano una lingua che stavo pian piano iniziando a padroneggiare, quella della storia culturale europea, con i suoi miti, i personaggi, i simboli.
Il legame simbolico tra umano e animale è antico e controverso: talvolta essere subordinato a Homo sapiens, ma anche intermediario tra questo e la dimensione da cui tutto ha avuto e ha origine. E un design semplice e minimalista, con proporzioni ispirate al fumetto, per far breccia nel cuore del nerd più impassibile!

Madamin Volpe. Diciamocelo pure: con i paesaggi che ci sono fuori dalla finestra in autunno, la volpe ne è un po’ l’emblema, con quei suoi colori ramati e caldi… Un periodo abbondante in cui la terra si riprende dal morso caldo dell’estate e regala i suoi frutti più preziosi prima che la natura si chiuda in sé per riposare e resistere al gelo dell’inverno. La dualità della volpe mi ha sempre affascinata: simbolo incontrastato del bosco, ma al contempo animale così adattabile da essere ormai anche cittadino. L’ambivalenza tipica di questo animale ben si sposava con l’idea di farne una bambolina-volpe: Madamin Volpe è alta 15cm… un po’ di più con il suo cappello e le orecchie! In Storia delle religioni, il trickster (lett. imbroglione) è un soggetto mitico che dice cose false; un personaggio che dà luogo a varie istituzioni, quindi costruttivo ma nefasto. Il più celebre è il coyote, ma in Europa spesso è la volpe: in origine era il Signore degli animali, poi le società hanno cambiato struttura e modi di sussistenza, il precedente essere supremo diventa antagonista… e passa da protagonista di miti a protagonista di favole. Il trickster appartiene alla dimensione caotica, paradossale perché legato al mondo precedente il nostro; di solito le sue avventure sono divertenti poiché il riso rituale è una presa di distanza e implica la coscienza dei partecipanti al rito che quel mondo è lontano e inferiore rispetto il nostro.

Madamin Orso. Umano e orso si conoscono fin dal periodo preistorico. Per gli antichi popoli del Nord e del Nord-Ovest europeo era una figura divina e re della foresta (prima che il Cristianesimo lo sostituisse con il leone nella lotta al paganesimo), emblema di capi e guerrieri: Celti, Germani, Slavi, Lapponi e Balti lo consideravano animale a parte rendendolo, sotto vari aspetti, oggetto di culto (cosa che non accadde in area mediterranea dove c’era una certa familiarità con le forti bestie esotiche dei circhi romani). In Grecia gli animali non sono mai divinità, solo attributi degli dei; non di meno è noto il legame tra l’orso e la vergine Artemide, figlia di Zeus e gemella di Apollo, dea della luna, dei boschi e delle montagne, oltre che degli animali selvaggi.
Nella preistoria uomo e orso abitavano lo stesso ambiente, condividevano le stesse caverne e cacciavano uguali prede e probabilmente già allora questa specie non era considerata al pari delle altre, ma aveva un carattere speciale, forse di mediatore con l’aldilà, segno di un pensiero religioso ancora in formazione, ma già presente; la sacralità dell’orsa era connessa con la maternità, considerata un’antenata, una madre e, come suggerirebbe la radice antico-europea bher– significante “partorire”, sarebbe legata alla nascita attraverso la gravidanza e il parto.
L’influsso di questo animale non si sarebbe mai sopito se ancora oggi il mondo dell’infanzia conosce simpatici orsi protagonisti di fiabe e orsetti di peluche che vengono regalati ai più piccoli: questo perché esso è un simbolo di forza guerriera, ma anche immagine di madre amorevole.

Madamin Cervo. Il cervo è uno degli animali più importanti del bestiario celtico dell’Età del Ferro ed ha un significato simbolico riscontrabile anche nei testi mitologici: i suoi tratti più evidenti sono da collegarsi alla regalità e alla nobiltà in generale… La caccia al cervo era proibita durante la bella stagione, la primavera, perché era ritenuto indegno cacciarlo quando era nudo dei suoi palchi, incapace di difendersi. Questo animale infatti, celebre per le sue corna ramificate, è soggetto alla loro caduta periodica al ritorno del caldo, mentre è al culmine della forma in autunno: proprio per questo rappresenta anche e soprattutto il tempo ciclico, la longevità e la rinascita sul fare della stagione fredda. Non stupisce che questo momento dell’anno fosse collegato al cervo: proprio ora i suoi palchi sono al massimo della crescita e il bosco è frastornato dai bramiti della stagione degli amori. In area greca troviamo questo animale associato ad Artemide attraverso vari miti (quello di Atteone, Ifigenia, Taigete,): il significato dell’animale è esattamente lo stesso di orsa e ninfe in generale, si tratta cioè di creature al limite del mondo civilizzato con quello selvaggio, che possono accompagnarsi solo ad Artemide, dea che sta tra la Natura e la Cultura.

Madamin Lepre e Madamin Coniglio. Nei paesi del Nord Europa il coniglietto pasquale, l’Easter Bunny, è rappresentato come un animale che porta un cestino di uova. Da piccola i miei nonni -di origine svizzera- nascondevano in giardino uova sode colorate, che poi cercavamo insieme, immaginando che le avesse portate lì il coniglietto. Il legame tra la Pasqua e il coniglio è tanto evidente quanto misterioso. La versione più accreditata, ma anche scarsamente (se non affatto) sostenuta da fonti storiche, vedrebbe questo animale come personificazione della dea della fertilità Eostre (il cui nome sarebbe legato alla radice indoeuropea che indica l’est ed il sorgere del sole, dando origine ai termini Easter e Oster, che indicano rispettivamente la Pasqua in inglese e in tedesco; ma purtroppo non vi sono attestazioni di un suo reale culto). Il coniglio, ma soprattutto la lepre sua versione selvatica, erano connessi all’arrivo della primavera e vederli aggirarsi dopo il freddo presso gli insediamenti umani avrebbe dato vita alla leggenda che portasse le uova ai bambini. Se il cervo, che splendido nella stagione autunnale ne diventa -sotto la lente dei racconti umani- il padrone, lepri e conigli che fanno capolino dal terreno con il sopraggiungere della primavera, non potevano non diventare il simbolo di questo momento speciale dell’anno.
Il Medioevo ci lascia poi un importante indizio: lepre e coniglio, quando venivano raffigurati, erano quasi sempre presenti in scene di mondi capovolti, dove si giocava con ironia sul rovesciamento dei valori… è un mondo che sfugge all’ordine ed è governato dal caos.