C’è stato un tempo, perso nella notte dei tempi, in cui il luogo da dove vi scrivo era molto diverso rispetto oggi. Probabilmente anche quello da cui mi state leggendo, ovunque voi siate, ha subito delle straordinarie mutazioni… la Terra era molto, molto diversa 5 milioni di anni fa!
Qui, ai piedi della collina di Torino, avremmo trovato calde spiagge e barriere coralline: quelle del mare Padano e, poco oltre, una vegetazione lussureggiante, fiumi che ospitavano ippopotami e spazi aperti in cui pascolavano mastodonti e elefanti, con i loro predatori, iene e ghepardi, in agguato tra le frasche.
In origine era Pangea, un unico immenso continente, che venne poi riempito dalle acque; in seguito Europa e Africa si scontrarono, nacquero le Alpi e la pianura padana. Le glaciazioni si portarono ancora via il mare, per poi riempirlo nuovamente con lo scioglimento della gigantesca calotta… nessun umano era qui a vederlo con i propri occhi, ma la Natura racchiuse questa straordinaria storia in scrigni ben nascosti nel terreno.

Dettaglio dei segni fossili di conchiglie preistoriche.

Lo scenario. Il clima era più caldo e umido dell’attuale, si potrebbe dire tropicale. Oggi conosciamo questa fauna particolare grazie ai fossili che sono stati ritrovati in Piemonte, come il mastodonte di Mombercelli, un mammifero proboscidato, e molti altri. Ebbene sì: la linea di costa del mare Padano passava vicino a Torino, mentre tra Alessandria e Cuneo si estendeva uno stretto mare ricchissimo di vita (che gli studiosi hanno ribattezzato Bacino Pliocenico Astigiano): a nord di questo bacino d’acqua salmastra sorgeva un’isola che oggi, senza onde tutt’intorno, riconosciamo come il Monferrato, mentre il restante paesaggio rimase sommerso fino a 3 milioni di anni fa; le zone meno profonde accumularono sedimenti chiamate Sabbie di Asti e, proprio qui, si trovano numerosissime conchiglie di molluschi -soprattutto bivalvi- ma anche balene, delfini e sirenidi. I ritrovamenti recenti ci parlano di straordinari fossili, come la balenottera Tersilla, ma tutto il suolo del Monferrato e dell’astigiano è disseminato di antiche presenze marine, tanto da ospitare una serie di percorsi di trekking dal nome suggestivo di Cammino dei fossili, lungo il quale si potrebbero trovare tracce di antichi abitanti dei fondali se si aguzza l’occhio.

Antichissimo frammento di conchiglia incastonato nelle mura della chiesa di Cerreto d’Asti.

Le conchiglie. E qualcosa del genere potrebbe essere accaduto in un tempo molto più recente quando, a Cerreto d’Asti, si dovette edificare la piccola chiesa di Sant’Andrea di Casaglio poiché, in ben due punti della struttura si scelse di inserire delle lastre di pietra contenenti dei fossili di conchiglie. Sappiamo dal grande studioso di preistoria André Leroi-Gourhan che già Homo Neanderthalensis era affascinato dalle conchiglie, fossili e non, poiché ne sono state rinvenute in insediamenti neanderthaliani anche a grande distanza dal mare. Probabilmente questo tipo di conchiglie (quale tipo?) venivano ricercate e custodite soprattutto per la loro particolarità, per il fatto di avere una forma curiosa e come oggetti puramente belli. Dobbiamo infatti aspettare Homo sapiens per ritrovare una simbologia accanto alle conchiglie. La conchiglia era un simbolo lunare già noto all’epoca glaciale e la si ritrova ad esempio nelle sepolture preistoriche, possiede quindi un arcaico significato magico-religioso dovuto principalmente alla sua forma che, ricordando la vulva femminile, ne fa un segno di fecondità umana e, in seconda battuta, per il suo legame con l’acqua (essendone l’emblema, condivide con altre creature marine il potere sacro degli abissi e la facoltà di dispensare l’acqua, garantendo anche la fecondità del mondo). Si trattava probabilmente di un amuleto che, ieri come oggi, legava la donna a virtù acquatiche, lunari e riproduttive.

Lastra di pietra con residui fossili di molluschi all’ingresso della chiesa.

La luna, sempre la luna. Laddove la conchiglia assume una forma a spirale si palesa ancora di più il suo rapporto con le fasi lunari. La luna si rivela all’essere umano per intuizione perché, come scrive Mircea Eliade nel suo Trattato di storia delle religioni: “Le analogie create nella coscienza arcaica vi sono orchestrate con l’aiuto di simboli; per esempio, la luna appare e scompare: la lumaca mostra e nasconde le corna; l’orso sparisce e ricompare; per questo la lumaca diventa un luogo della teofania lunare; diventa anche amuleto; l’orso diventa l’antenato del genere umano, perché l’uomo, che ha vita simile a quella della luna, poté esser creato soltanto con la sostanza, o per mezzo della magìa, di quell’astro delle realtà viventi”.
La conchiglia e la lumaca diventano oggetto religioso che incarna il sacro, in questo caso per la forma a spirale: è affascinante osservare come, a tutti i livelli, la donna, l’acqua e la luna facciano parte dello stesso simbolismo di fecondità. E come questo sentimento sia stato, forse non così chiaro a chi decise di porre le conchiglie in una chiesa, presente nel momento in cui si pose un oggetto anticamente sacro in un luogo di culto più moderno, ma ugualmente pervaso dello stesso sentire dello spirito.

Dove un tempo si estendeva il Mare Padano.
La chiesa romanica di Sant’Andrea di Casaglio a Cerreto d’Asti (AT)

L’ora di religione #21: le pietre sacre