Nel mio studio estivo, e infinito!, delle tradizioni e delle leggende locali mi sono imbattuta a volte in storie curiose e non sempre di chiara origine. Le ho annotate e, come oggi, non mancherò di parlarvene… non esitate a scrivere nei commenti eventuali versioni a voi note e spunti di riflessione!
Per l’appuntamento odierno faremo un fantastico tour folclorico a tema fatato: vi ho narrato altrove che nelle leggende delle Valli Valdesi le fate sono note come fantine e che un topos letterario è la loro partenza, causata spesso dallo sgarbo di qualche individuo, che lascia la comunità umana povera di meraviglia e conoscenze ancestrali (una sorta di fine dell’età dell’oro). Le fate alpine sono spesso connesse alle ninfe e, più in generale, agli spiriti della Natura permettendo così di calarci nell’ambito del sacro femminino che sopravvive ancora oggi nelle figure di sante e madonne…

Sant’Orsola e le 11.000 vergini. Un fenomeno di cui mi lagno sovente, provenendo da una zona a tradizione protestante, è che spesso i racconti di creature sovrannaturali femminili non confluiscono in storie di sante e vergini com’è altrove, ma questa volta abbiamo un’eccezione! Ho ritrovato il testo (trascritto sotto) di una credenza originaria del pinerolese, ma che si propaga poi a tutta la zona circostante del Piemonte. La testimonianza è riportata da Maria Savi-Lopez interessante perché, a differenza del materiale fantastico locale che periodicamente trova spazio in raccolte di libreria, è un testo del 1889… non realmente antico, ma sicuramente la prima versione di molti altri rimaneggiamenti successivi (lo dico senza volontà di denigrare le antologie disponibili sul mercato, eh). Non sono riuscita a trovare un riferimento per la data del 7 settembre che, invece, viene marcata nel racconto. Prima di lasciarvi alle parole dell’autrice, un breve riassunto dell’originale storia di Sant’Orsola, così come riportata dall’agiografia: un principessa bretone parte in pellegrinaggio verso Roma assieme al futuro marito pagano e undicimila compagne, decisa a sposarsi solo alla conversione del promesso sposo che avviene puntualmente giunti nell’Urbe; rientrando verso le proprie dimore e sostando a Colonia, la delegazione subisce l’attacco da parte degli Unni, i quali trucidano le vergini che non si concedono e Orsola che subisce il martirio e viene poi santificata. Oggi si ritiene che la donna fosse originaria della città tedesca, e la sua provenienza bretone sia da stata un’influenza successiva di missionari anglosassoni stabilitisi in Germania nel VIII secolo, mentre il numero delle compagne sarebbe in realtà una cifra più ragionevole, inquinata dall’erronea interpretazione di un’epigrafe con XI M(artyres) V(irgines)… d’altronde un’altra epigrafe, oggi considerata autentica, della seconda metà del sec. IV o del V, dichiara che si sarebbe dovuto fondare una basilica sul luogo dove sanctae Virgines pro nomine Christi sanguinem suum fuderunt.

Le parole di Savi Lopez. “Un’altra variante strana nei racconti popolari, intorno alle processioni che vanno sulle montagne, trovasi verso le valli di Pinerolo, ed in essa vediamo una trasformazione assoluta di antichissima credenza pagana, in un’altra tutta cristiana; poiché una leggenda, nota specialmente in Frossasco, non ci mostra le fate alpine in una processione, che partesi il 7 di settembre dal Monviso, e va fino alla basilica di Superga, ma dice che essa è formata dalle 11.000 vergini che subirono, secondo una pia credenza, il martirio con Santa Orsola. Queste fanciulle hanno in mano un lume acceso, ed in mezzo a tutte le fiammelle che splendono sulle montagne ove passa la processione, vedesi un lume più grosso portato dalla Santa.
Veramente in quella sera si accendono in onore della Madonna innumerevoli fuochi, e chi guardi la catena delle Alpi, nella parte che dal Monviso volge alla Liguria, dietro Pinerolo e Mondovì, può immaginare strane cose, vedendo quale fantastico aspetto danno alle montagne le innumerevoli fiamme che si elevano in lontananza; e queste splendono anche sopra ogni collina, vicino a ogni villaggio, ad ogni casa, nei vigneti, nei campi e sulle sponde del Tanaro, dalle montagne fino alle città d’Alba e di Bra.
La leggenda sul martirio di Sant’Orsola fu una delle più diffuse nel Medioevo, però la credenza della processione delle vergini che seguono la Santa, tradisce la sua origine pagana, e si avvicina assai a tutte le altre credenze sparse sulle Alpi, intorno alle processioni sulle fate, a quelle dei fantasmi, ed ai cacciatori selvaggi, quando dicesi che di nuovo può essere vista, se il tempo è sereno, nell’ultima notte di carnevale; perché la notte suddetta è appunto una di quelle in cui le leggende note ancora, specialmente sulle Alpi della Svizzera e dell’Austria, fanno apparire in maggior numero tante strane processioni infernali.”

Dea ferina, Bertha, orsa. In rimando alla misteriosa data del 7 settembre, il giorno dedicato a Sant’Orsola è posto in realtà il 21 ottobre… non molto, ma comunque quanto basta per eleggerla a santa autunnale. Il nome Orsola (Ursula in latino) significa d’altra parte “piccola orsa” e, se alcuni hanno voluto vedere una probabile connessione del personaggio renano con la germanica Freya, ben sappiamo che le dee che sceglievano la forma ursina per palesarsi all’umanità sono molteplici. Celeberrima era la greca Artemide, ma esisteva anche una versione celtica (che si sovrappone dunque al territorio pinerolese) identificata con la misteriosa dea Artio. Se la processione di Sant’Orsola in Piemonte è da collegarsi all’inizio del periodo autunnale, che segna anche l’inizio del letargo dell’orso (e che è animale invernale per eccellenza, il cui risveglio è connesso all’inizio della primavera nella data simbolica del 2 febbraio, la Candelora), non dobbiamo dubitare della corretta suggestione che Savi-Lopez stessa riporta nel brano di sopra. Secondo l’autrice la misteriosa dea selvaggia protagonista delle numerose leggende alpine altri non sarebbe che Bertha, nome dietro cui confluiscono le dee stagionali che già abbiamo incontrato: Diana, Perchta, Holda, Frau Holle… tutte legate agli Inferi e alla terra perché padrone non solo della morte, ma anche della rinascita che dal suolo viene generata, nel ciclo vitale della Natura.
Che dire… Tra qualche sera terrò d’occhio la collina, ma se siete di zona, ditemi anche voi se avete scorto qualche lume fatato!