Abbiamo visto lo scorso anno (QUI) come il calendario non sia sempre stato quello che conosciamo oggi, poiché nei tempi antichi il tempo veniva calcolato a partire dal moto della luna e non del sole, in breve: il nostro calendario, nato con Giulio Cesare nel 46 a.C. e poi riveduto da papa Gregorio nel 1582, si definisce solare, mentre quello utilizzato precedentemente era detto, com’è ovvio, lunare. In questo più antico calendario ogni mese, ogni anno, iniziava con la luna nuova e tutte le feste religiose erano collocate in base una particolare fase lunare. Improvvisamente, con il cambiamento del sistema calendariale, i giorni di festa tradizionali non vengono più celebrati nelle corrette ricorrenze lunari e la gente comune non è neppure più in grado di prevedere la cadenza delle varie manifestazioni.

A che serve il Carnevale. La situazione in passato era così ingarbugliata che neppure in seguito la Chiesa seppe bene quale dei due sistemi adottare e scelse infine di comandare le feste fisse (quelle dei Santi e della Vergine) seguendo il calendario solare e le feste mobili secondo quello lunare: la Commemorazione della Pasqua, avvenuta nella luna piena dell’equinozio di primavera, è la festa mobile per eccellenza e viene celebrata secondo il computo lunare. Anche le mascherate invernali, soprattutto quelle animali che sfociano poi nel Carnevale come residuo di credenze religiose precristiane, seguono il calendario lunare con le sue fasi: nell’Europa occidentale cattolica la luna conserva tutta la sua importanza e le maschere escono nella fase della luna nuova.
Ma perché era così importante per le persone comuni saper leggere il movimento lunare rispetto la vita quotidiana? Il fatto è che l’impianto mitico che segna l’inizio dell’anno, soprattutto quello agrario che tiene conto di una Pasqua precoce o tarda per regolare i lavori nei campi, serviva all’essere umano di un tempo per affrontare l’incertezza legata al risveglio della vegetazione e poter agire strategicamente nei confronti delle gelate primaverili che rischiavano di compromettere i raccolti anche per diversi anni. Le credenze che mettevano in moto il Carnevale permettevano la sopravvivenza dell’uomo di fronte all’imprevedibilità delle forze naturali.

Il cardine del Martedì grasso. Secondo la versione della Chiesa, le mascherate avvengono nel periodo carnevalesco che vede il suo momento di punta, nonché il termine, nel Martedì grasso quando si conclude anche il momento di cosiddetta libertà che le istituzioni religiose tollerano perché antecedenti la lunga e rigorosa Quaresima che porta alla Pasqua; il Martedì grasso, anticipando il Mercoledì delle Ceneri con cui ha inizio la Quaresima, sarebbe perciò l’ultimo giorno in cui è concesso eccedere nei comportamenti (grazie anche all’anonimato della maschera) e nell’abbuffarsi, dato che seguirà un digiuno di quaranta giorni. La realtà dei fatti è che non è tanto importante il Martedì grasso che chiude il tempo delle maschere, ma piuttosto la luna che ne anticipa il momento… Le maschere animali uscivano nella notte della luna nuova che sorgeva dopo il secondo plenilunio successivo il solstizio d’inverno e la Quaresima venne istituita per stroncare le manifestazioni pagane del popolo: la luna nuova sotto la quale uscivano le maschere era infatti quella che segnava l’inizio del nuovo anno romano del calendario di Numa (secondo cui il Capodanno avveniva non alle Calende di gennaio, ma a quelle di marzo) segnando una continuità inaccettabile con il passato idolatra.

I momenti delle maschere. Nel passaggio da un sistema calendariale all’altro, la data delle mascherate poteva cadere in un giorno qualsiasi tra il 2-3 febbraio e l’8-9 marzo (la notte tra Martedì grasso e Mercoledì delle Ceneri equivaleva a quella tra San Silvestro e il I° gennaio, ovvero la notte in cui cambia l’anno). Questo scarto tra le Calende di gennaio e di marzo ebbe effetti già nell’antica Roma quando si festeggiava un Capodanno civile il I° gennaio e uno religioso il I° marzo. Questo è il momento in cui le maschere iniziarono a uscire con il compito di scortare il nuovo anno in corteo per la città: le feste mascherate più importanti della stagione fredda erano i Saturnalia e i Lupercalia, rispettivamente celebrati nella luna piena di dicembre e nella luna piena di febbraio. Poiché nei paesi latini del Medioevo non c’era una data unanime per il passaggio all’anno nuovo, le mascherate invernali potevano avvenire in un periodo esteso da Natale a Pasqua…
In definitiva possiamo però dire che, a prescindere dalla data esatta in cui le celebrazioni carnevalesche avvenissero, in esse confluivano una serie di tematiche diffuse a livello europeo, a partire dalla contrapposizione abbondanza del Carnevale – digiuno della Quaresima (che fosse per osservare un periodo di purificazione, come già accadeva nell’antica Roma, februo significa “purificare” in latino; o per necessità, in attesa dei nuovi frutti primaverili). Presente è anche l’elemento dei folli e del rovesciamento dei ruoli iniziato con il Natale e i Dodici Giorni e, da ultimo, il rinnovamento stagionale connesso al ritorno dei morti… temi profondamente radicati nel folclore europeo se pensiamo che essi riemergono con forza nel momento che è parallelo al Carnevale, e che chiude la bella stagione, ovvero Halloween.