Dopo una breve parentesi dedicata alle streghe, ci rituffiamo nel calendario e nelle feste che segnano lo scandire del tempo umano per analizzare la dimensione carnevalesca. Ricordiamo infatti che la tradizione, soprattutto quella nordeuropea legata al periodo di Yule/Jól, considera il periodo di celebrazione della (ri)nascita solare estesa a un arco di tempo corrispondente gli attuali mesi di dicembre e gennaio. Ci troviamo quindi nel momento in cui il ciclo di feste legate al solstizio e all’inverno volgono al termine, la natura inizia il suo risveglio dopo i rigori del freddo e l’essere umano si prepara a celebrare il passaggio campale da una stagione all’altra. Dal difficile periodo del freddo e della morte, a quello carico di aspettative della primavera, la gioia incontenibile della vita non poteva non manifestarsi in forme uniche e particolari, alcune delle quali giunte sino a noi. E le streghe non sono completamente estranee ai fatti, se ricordate l’etimologia della loro variante piemontese che significa “maschera”.

Maschere invernali, animali, europee. In tutta Europa il ritorno alla luce dopo il buio invernale era celebrato con mascherate animali: cortei chiassosi e animati da esseri simbolici stravolgevano momentaneamente l’ordine delle cose per rendersi parte attiva del processo naturale e aiutare il risveglio della vegetazione, residui di un’arcaica religione precristiana che rendeva omaggio in questo modo al passaggio da un anno all’altro. Queste particolari maschere zoomorfe rappresentano creature non casuali ma, anzi, gli animali con cui l’essere umano condivide(va) tempi e spazi, in un complesso e profondo rapporto fatto di simbiosi, necessità, conflitto: improvvisamente eccoli prendere vita e irrompere nella quotidianità sotto forma di cervi, orso, capre, cavalli e uomini selvaggi.

Animali in maschera. La maschera animale è tra le forme di travestimento più autentiche e la sua origine si perde nella notte dei tempi… In ambito europeo l’importanza della maschera del cervo è intuibile dal disprezzo riservatole dalla Chiesa medievale, ma anche dalla sopravvivenza di tradizioni come la Horn Dance britannica (corteo slittato al periodo autunnale, in cui i partecipanti utilizzano delle aste che terminano in foggia di testa di cervo con corna issate in cima, QUI per vedere di cosa si tratta), mentre il ruolo simbolico dell’animale potrebbe avere dei riscontri preistorici con lo Stregone della grotta di Les Trois Frères, con i palchi presenti nelle tombe mesolitiche bretoni e con il celebre personaggio cornuto riportato sul calderone di Gundestrup. In forma diversa, anche la maschera del cavallo è giunta fino a noi grazie al cheval-jupon (costume provvisto di bretelle dove la parte inferiore è costituita dal corpo equino mentre, dal tronco in su, chi la indossa appare come se fosse il cavaliere, QUI per qualche immagine), forse residuo di esemplari già presenti nell’antica Grecia, che avrebbero poi dato vita alla credenza dei centauri e di successivi personaggi folclorici come i kallikantzaroi/kaligantzari. Altra maschera molto diffusa è l’Uomo selvatico, vero e proprio emblema del perfetto equilibrio tra natura e cultura, così come testimonia la sua origine data dalla presunta unione tra un uomo e un’orsa.

L’orso e la luna. L’orso c’introduce direttamente al tema del letargo animale: le creature che hanno trascorso il lungo inverno sottoterra sono presto associate agli spiriti tellurici e, in quanto tali, direttamente connessi alla fertilità. Di più, essendo anche il terreno luogo di riposo eterno dei defunti, le maschere animali arrivano a coincidere pure con gli antenati, anch’essi tradizionali apportatori di fertilità e protezione per la comunità in un quadro che, a conti fatti, esprime tutta la sua coerenza. L’orso in particolare è associato alla luna invernale carnevalesca che annuncia la Pasqua: è proprio questo il momento in cui l’orso mitico della tradizione europea continentale esce dalla sua grotta per osservare il satellite terrestre e scegliere una condotta che si rivela fondamentale per l’uomo, a seconda che decida o no di proseguire il letargo. Attorno alla data del 1/2 febbraio si è sviluppato in tutta Europa un complesso sistema di riti, feste, santi folclorici, proverbi, leggende atti a segnare il delicato istante del risveglio primaverile; tutto questo serviva all’essere umano per ricordare come interpretare il ruolo della luna e, in base alla sua posizione, cosa sarebbe accaduto nelle campagne: una Pasqua tarda, con conseguente buona annata agraria, era anticipata dalla buia notte del novilunio d’inizio febbraio, mentre il plenilunio era segno di una Pasqua bassa* e di un anno sfavorevole ai raccolti.
Cosa ci dicono perciò tutte queste tradizioni e queste maschere? C’è chi ha voluto vedere in esse una narrazione mitica sulle origini comuni della vita che riporta al momento iniziale di tutto, quando la vita si distaccava dal resto del caos primordiale e si andava a manifestare nelle moltissime forme che conosciamo; una sorta di storia dell’evoluzione, narrata con strumenti mitici anziché scientifici, in cui l’essere umano si ritrova ancora a discendere dall’animale. E il Carnevale è il modo in cui la storia umana viene continuamente rinnovata grazie all’intervento di quei personaggi mitici -orsi, cervi, uomini selvaggi (ma anche lupi, capre e cavalli)- che sostano su un gradino evolutivo vicino al nostro, ma ugualmente prossimo alla dimensione primordiale, forse anche divina.

* Si definiscono: Pasqua bassa se celebrata dal 22 marzo al 2 aprile, Pasqua media dal 3 aprile al 13 aprile e Pasqua alta dal 14 aprile al 25 aprile.
Scrive C. Agus in Il tempo dell’orso, l’orso nel tempo: l’exemplum dell’arco alpino occidentale: “Secondo un proverbio molto diffuso, se in questa notte fatidica il cielo è scuro (risveglio in luna nuova) l’orso abbandonerà il suo giaciglio e quindi inizierà presto la primavera; se al contrario il cielo è chiaro (risveglio in luna piena) l’orso tornerà a dormire per quaranta giorni e la primavera tarderà ad arrivare. Ciò serviva al contadino per ricordare, di anno in anno, come interpretare la posizione della luna e quindi sapere se sarebbe stata un’annata favorevole (Pasqua alta) o negativa (Pasqua bassa).”