Nella storia della mitologia, esistono ben pochi fatti straordinari come la trasformazione delle sirene da donne-uccello a donne-pesce… Se dobbiamo dar retta a Mircea Eliade che pone il simbolismo delle acque in stretta connessione con l’archetipo-strumento umano indispensabile alla comprensione della creazione dell’uomo e del cosmo, non possiamo negare l’importanza degli spiriti acquatici nella nostra storia. Le sirene sono gli unici esseri mitologici giunti fino a noi senza aver mai perso il loro fascino dall’Antichità e c’è chi vede nell’incontro-scontro con Ulisse i due baluardi della ragione e del sentimento che hanno generato la civiltà europea. La loro natura doppia segna il confine tra la conoscenza lecita e quella illecita, così come tra morte e vita, tra presente ed eternità…

Il canto delle sirene. Nelle culture antiche la seduzione esercitata dalle sirene non è corporea, ma tutta spirituale: sono detentrici di un sapere che è precluso all’umano. Che cosa cantano le sirene? Questo è il loro massimo mistero, capace di ossessionare persino l’imperatore romano Tiberio che chiedeva continuamente ai suoi dotti: “Quid Sirenes cantare sint solitae?”. Nemmeno Omero conosce la risposta, tant’è che nella sua celebre opera descrive lo stratagemma della cera delle orecchie dei compagni, ma non ci dice cosa senta Ulisse, l’unico umano ad essere sopravvissuto al loro canto. Sappiamo solo che si tratta di una conoscenza interdetta ai mortali: chi ne ode il canto perisce sull’isola delle sirene. Questa variante è da ricondurre alle Argonautiche, dove osserviamo un’altra caratteristica peculiare delle sirene: se non riescono a sedurre cantando, si uccidono per mezzo del katapontismós (“morte per acqua, salto nel mare”). Quindi, esseri alati metà donne, metà uccelli, figlie di un dio del mare, tornano a questo elemento qualora un mortale resista al loro canto seduttivo; ciò fa di loro delle creature dalla condizionata immortalità. Le tre sirene più famose, inoltre, morendo fondano città come Partenope che fondò Napoli e Leucosia e Ligea che sono legate rispettivamente a un isolotto nei pressi di Paestum e una cittadina sulla costa calabrese.

La natura della sirena. Le sirene non sono un’invenzione di Omero, poiché se egli non ritenne di doverle descrivere nel poema evidentemente è perché il suo pubblico le conosceva molto bene… Nella mitologia greca esistono diverse versioni che le identificano anticamente come donne poi tramutate in uccelli per varie ragioni (castigo divino da parte di Demetra o Afrodite, punizione per aver perso una gara di canto contro le Muse), ma in Omero la loro connotazione fisica decade completamente per diventare puro simbolo magico del canto con il suo devastante effetto… E le sirene non sono più vittime dell’ira divina, ma diventano conduttrici degli eventi, protagoniste temute e pericolose.
Sono inoltre presenti su diversi ritrovamenti di vasi, raffigurate sempre ornitoformi, e nella statuaria funebre: le sirene avevano infatti il compito di accompagnare i defunti nell’Aldilà, interpretando così non solo un ruolo negativo, ma anche in un certo senso consolatorio e positivo… un valore doppio, come doppio è il loro aspetto (e questo tratto solidale le differenzia totalmente dalle Arpie, decretandone -chissà- la loro fama nei secoli). Gli Etruschi tenevano poi in grande considerazione la sirena, rendendola nume di accompagnamento nel viaggio verso l’oltretomba: la rappresentavano sui sarcofagi con un remo e dotata di una doppia coda.

Ibridi nell’Antichità, ibridi nel Medioevo. La sirena, e con lei gli altri ibridi mitologici, nell’Antichità non erano così fuori dalla norma: la forma per metà animale conferiva loro un carattere sovrannaturale e di prossimità al divino, erano piuttosto le attitudini a spaventare, non la loro natura. Dal Medioevo in poi la coda della sirena diventa un’anomalia da tenere nascosta, una parte mostruosa e vergognosa del proprio corpo e, per estensione, di sé: il tratto sovrannaturale è ancora lì, ma diventa oggetto di segreti e divieti poiché, in ultima istanza, è da lì che l’essere fantastico trae i suoi poteri.
Per Mélusine è stato scritto che è un’anomalia che fluttua, si trasforma, da coda di pesce a coda di serpente (a dragone); il mare diventa lago o polla o fontana, ma la sirena rimane lì, immersa nelle acque o vicino a essa, pettinandosi, cantando, seducendo e istruendo. La donna serpente, immagine antica e diffusa nella mitologia, è un essere umano a cui si aggiunge la conoscenza istintuale del contatto con la terra, dei ritmi dettati dalla natura, della saggezza… certamente è un tipo di sapere che si accosta ai culti misterici che escludevano gli uomini, ai quali non restava che domandarsi cosa fossero solite cantare le sirene.