Abbiamo visto precedentemente come in ambito celtico, e nello specifico irlandese, la conoscenza come requisito di abilità magiche quali la metamorfosi, fosse definita chiaramente con l’espressione suíthe ngentlechta. Tale sapere di tipo druidico permetteva ai personaggi dei racconti vernacolari irlandesi di trasformare se stessi (o le loro vittime, come vedremo a breve) e di rinascere in una forma diversa, senza per questo perdere la coscienza della propria personalità. Questo termine potrebbe indicare una visione cristiana esterna su credenze e pratiche pagane, rendendo necessario definire qualcosa che prima del cristianesimo era dato per scontato… Questo tipo di conoscenza prevedeva anche la facoltà di migrare dell’anima, condizione che è vista nei racconti come miserabile (se si pensa, in estrema antitesi, al Purgatorio e al fine ultimo cattolico di raggiungere il Paradiso, diventa evidente che il tema di un’anima che non ambisce a raggiungere subito il Creatore dovesse suscitare un certo sospetto). Rimane, dopo l’approccio a tali racconti, però, la percezione che la dimensione umana in cui le vicende sono calate sia abbastanza tarda (medievale?) e che i personaggi descritti derivino da entità sovrannaturali che hanno perso questo carattere magico nella trascrizione scritta della loro origine.

Il corteggiamento di Étaín. Un personaggio umano che ha la facoltà di muoversi tra le sfere della realtà è la protagonista del racconto Tochmarc Étaíne (Il corteggiamento di Étaín): una bellissima giovane viene presa come seconda moglie dall’essere divino Midhir, incappando così nella gelosia della prima moglie Fúamnach che, grazie all’istruzione agli antichi saperi ricevuta dal druido Bresal, le fa subire una serie di trasformazioni (abbiamo visto nello scorso articolo, essere tipiche di alcuni personaggi dei racconti vernacolari irlandesi). La prima mutazione di Étaín è essere ridotta a una pozza d’acqua, quindi in un verme e infine in un insetto non definito (che le varie versioni hanno individuato in una mosca scarlatta, una farfalla, una libellula). Midhir disperato dalla perdita della giovane sposa non si dà pace, ma tiene sempre con sé il prezioso insetto che lo consiglia e consola; Fúamnach è ulteriormente irritata da ciò e invoca un vento magico che spazza via la povera Étaín-insetto. Dopo una serie di peripezie Étaín, sempre in preda al magico vento della rivale, finisce nel bicchiere della moglie di un capotribù dell’Ulster che beve senza notare l’insetto: aver ingoiato Étaín la porterà ad essere incinta della stessa, la quale rinascerà dopo più di mille anni come figlia dei regnanti, ma con le stesse bellissime fattezze umane passate, per essere poi data in sposa al gran re d’Irlanda. A questo punto della vicenda Midhir, che non ha smesso di cercare il suo grande amore, la ritrova e può quindi riaverla al suo fianco trasformando entrambi in cigni per sfuggire al legittimo sposo.

Rileggere la vicenda. Tra gli elementi che compongono l’intreccio ci sono senz’altro una serie di accorgimenti per intrattenere il pubblico dell’epoca (epoca di redazione, VIII-IX sec.) ma possiamo anche rintracciarne altri dal probabile valore ‘religioso’. Innanzitutto, la prima trasformazione di Étaín è legata all’acqua che, in molte dottrine mitologiche e filosofiche, è la forma più elementare di esistenza; in ambito celtico abbiamo visto come questo elemento naturale sia strettamente collegato all’Aldilà e alla rigenerazione (tutt’oggi esiste un forte sentimento di sacralità delle acque curative). La fanciulla diviene poi un verme (d’acqua), che nei racconti irlandesi è spesso motivo di rinascita di un personaggio bevuto sotto questa forma, secondo un processo di cosiddetta concezione orale (capita ai porcari del De chophur in dá muccida, ma anche all’eroe nazionale Cú Chulainn). La natura della metamorfosi successiva di Étaín non è in realtà molto chiara: il verme diventa una mosca scarlatta, o forse una farfalla/libellula, poiché la parola usata è cuil, impiegata per diversi insetti, e questo in particolare è descritto come ‘grande come la testa di un uomo, il più grazioso del paese’… Quello che è certo è che passare dall’acqua, alla forma di verme a quella di insetto volante sembra, un’incarnazione dopo l’altra, anche un viaggio da un mondo all’altro. Sottolineiamo poi che alcune metamorfosi di personaggi mitici irlandesi seguono il processo inverso: da forma umana, a quella di volatile, per terminare con un animale acquatico (talvolta fino a divenire, abbiamo visto, un verme d’acqua per riprendere poi le sembianze umane alla nascita successiva). Si potrebbe forse affermare che, mentre altri personaggi vivono una transizione da forma complessa, quella umana, a una più semplice ed elementare legata all’acqua, nel caso di Étaín il viaggio sia in senso invertito, quasi a significare un incremento di conoscenza e complessità ad ogni nuova rinascita (non dimentichiamo che entra in scena come fanciulla il cui solo attributo è la straordinaria bellezza per diventare, all’epilogo della vicenda, una principessa che ha viaggiato tra i mondi, compagna di un essere divino che l’ha cercata per mille anni e che la riporta nel suo mondo fatato): pare che si tratti di un’evoluzione a tutti gli effetti, anche se il motore di questo percorso è esterno alla protagonista e causato dalla figura di Fúamnach. Quest’ultima considerazione potrebbe farci riflettere sul possibile messaggio contenuto nella storia, ovvero che la crescita della persona da semplice essere umano a individuo con poteri speciali, come mutare forma, è appannaggio di chi possiede suíthe ngentlechta, la saggezza pagana.

Simbolismo di acqua, farfalla e cigno. Étaín è fortemente associata al sovrannaturale: è legata a Midhir, il signore di un sìdh (uno dei regni sotterranei degli esseri divini primordiali noti come Tuatha Dé Danann dove dovettero rifugiarsi all’arrivo dei Milesi in Irlanda) e rinasce con la stessa identità che aveva in origine. Inoltre, secondo M. Green, il suo matrimonio con il re d’Irlanda la fa diventare dea della sovranità che “può rendere legittimo il potere del re unendosi a lui”. Nei racconti irlandesi il cigno è spesso associato alla metamorfosi e per i Celti in generale l’acqua era portatrice di fascino, percepita come essenziale alla vita e alla fertilità, pur dotata di tratti distruttivi. I movimenti spontanei dell’acqua favorirono credenze nei suoi poteri sovrannaturali e il suo legame con il sottosuolo, da cui originano sorgenti e pozzi, la mettono in relazione diretta con l’Aldilà. Lo zig-zag è il motivo simbolico più antico della storia umana ed è associato all’immagine dell’acqua; a partire dal Paleolitico superiore compare anche il meandro come metafora dell’acqua e presto a esso è connesso l’uccello acquatico (sempre a questo periodo sono da far risalire i dipinti di cigni, oche e gru dell’arte mobiliare e parietale): l’elemento primordiale della vita è inscindibile dalla Dea Uccello quale Fonte e Dispensatrice dell’umidità che dà la vita e che, come uccello acquatico, univa il cielo e la terra. La prossimità all’acqua potrebbe aver generato la variante della metamorfosi in libellula che in effetti, allo stato larvale è un verme d’acqua per poi diventare essere alato che passa ad un’altra dimensione: in questo essa è un doppio della farfalla, noto simbolo che dalla preistoria incarna il principio di trasformazione. La libellula Étaín non solo è “epifania della Dea nel suo aspetto di vita emergente” come scrive Gimbutas a proposito della farfalla che “rappresentava una delle molteplici manifestazioni insettimorfiche della Dea in potere della quale risiedeva la magica trasformazione dalla morte alla vita” ma è anche un’esistenza completa, che evolve abbracciando tutte le sfere della realtà: terra, acqua, aria.