Un’usanza molto diffusa nelle tradizioni popolari contadine d’Europa consiste nel rappresentare lo spirito arboreo a volte con una bambola o un fantoccio, a volte con una persona in carne ed ossa.
Come abbiamo visto qui, due esempi noti sono il Verde Giorgio dei paesi dell’Est Europa e il Jack in the Green inglese. E se vi portassi alla scoperta di un personaggio con funzioni analoghe, ma molto più vicino a noi? Le hanno anche dedicato questi versi: “Cûn ël Ciatarin an testae la Bela Sparsera a fianch, Sanna, ‘ncheui l’é ‘n festa cûntûrná dai sô abitant”. Cioè: con il Chiacchierone in testa e la Bella Asparagiaia al fianco, Santena oggi è in festa attorniata dai suoi abitanti.

Un po’ uomo, un po’ albero. Chiaramente la persona che all’inizio di maggio viene condotta tra le vie del villaggio ricoperta di foglie è l’equivalente dell’albero, o delle fronde, che il popolo recava di porta in porta nello stesso periodo come rappresentante dello spirito benefico della vegetazione. Talvolta era una bambola riccamente vestita chiamata re o regina (re del maggio, re della Pentecoste, regina del maggio), un titolo che identificava lo spirito arboreo come sovrano, la cui potenza vivificatrice si estende a tutto e tutti (abbiamo citato anche il Re del bosco).

Maggio regale. In primavera lo spirito della vegetazione poteva anche essere rappresentato da una coppia, come re e regina o sposo e sposa, mettendo in evidenza una volta di più il legame tra l’aspetto antropomorfico e quello vegetale dello spirito (la cui credenza potrebbe essere alla base dei miti dell’essere mortale amato da una divinità e, a seguito di questo vincolo eccezionale, tramutato in albero). Talvolta lo spirito della vegetazione è simboleggiato da una regina, anziché da un re… Si tratta di figure comuni in Francia, Inghilterra e Irlanda dove solitamente veniva eletta la ragazza più carina del villaggio, che restava in carica un anno e aveva il compito di presenziare a tutte le feste del paese. Il giorno della sua elezione veniva adornata di fiori di campo e fatta sfilare tra canti e festeggiamenti tra vie e case.

La regina dietro la maschera. All’inizio nel mese di maggio si tiene a Santena (To), un paese poco distante da dove vivo, una grande festa per il raccolto degli asparagi. In quell’occasione vengono eletti due giovani, un tempo fidanzati o novelli sposi, a ruolo di rappresentanti del loro paese per la durata di un anno: rispettivamente sono la Bela Sparsera e il suo Ciatarin. Questa tradizione viene ufficializzata nel 1962, ma già nel dopoguerra esisteva un personaggio femminile che sfilava sui carri per la festa del raccolto identificato come la Regina degli asparagi (poco tempo dopo verrà istituita anche la famosa sagra). Inizialmente da sola o con delle damigelle, dal 1978 diventa fissa la presenza del Ciatarin accanto alla Sparsera. La carica dei due durava inizialmente il solo mese di maggio, per diventare annuale negli anni ’80 facendone ufficialmente i rappresentanti di Santena per gli eventi pubblici del territorio. Con l’ufficialità del titolo si crea anche un codice per l’abbigliamento, con alcune varianti consentite: abito bianco e lungo, fascia verde a tracolla con il titolo, ampio mantello verde foderato di lilla (i colori dell’asparago) per la Bela Sparsera. E per lui: camicia bianca, talvolta fascia in vita, foulard al collo, gilet nero o verde, pantaloni scuri e mantello di velluto grigio, ispirato all’abbigliamento maschile di inizio Novecento. La domenica della sagra di maggio si celebra poi la messa con l’esposizione della statua di San Barnaba, protettore degli asparagiai, e le due maschere portano ai piedi di essa un mazzo di asparagi come simbolico omaggio.

Riflesso della società dell’epoca. La Bella Sparsera è indubbiamente legata al lavoro nei campi, che all’inizio del Novecento era per la maggior parte svolta dalle donne; si coltivavano molto anche meloni e pesche, ma l’asparago era certamente la coltura più caratterizzante. Il Ciatarin, letteralmente “il chiacchierone”, è simbolo dell’uomo intraprendente, aperto ai tempi nuovi, alle innovazioni e abile nel commercio. Due personaggi la cui immagine dev’essere nata in un periodo di fermento e sviluppo per un paese che scelse di rappresentarsi attraverso l’ingegnosità (il Ciatarin) e l’operosità (la Sparsera)… nell’Ottocento le grandi tenute famigliari del circondario vennero infatti divise in molti piccoli appezzamenti: l’unico modo per rendere produttiva la coltivazione era offrire delle specialità come l’asparago, la cui coltura ben si adattava al terreno sabbioso e permeabile di Santena.